Nuova ribellione militare in Guinea-Bissau

Posted on 12 Gen 2012


Il 26 dicembre del 2011, la città di Bissau (capitale della Guinea-Bissau) si è svegliata sotto gli spari nei pressi del Quartier Generale delle Forze Armate. Secondo le notizie diffuse attraverso le stazioni radiofoniche locali, la stampa internazionale e le Nazioni Unite, si è trattato di un nuovo tentativo di colpo di stato. Tra le principali ragioni ad aver innescato il presunto “golpe” vi è la contrapposizione fra le due principali fazioni all’interno delle Forze Armate guineane (Esercito e Marina). Eppure, alla base dell’instabilità appare evidente la questione irrisolta del processo di riforma del settore della sicurezza della Guinea-Bissau, la cui attuazione è oggi considerato l’anello fondamentale del processo di consolidamento della pace in questo paese dell’Africa occidentale. L’insubordinazione è accaduta soltanto dieci giorni dopo l’atterraggio a Jugudul (50 km circa a nord della capitale) di un aeroplano carico di cocaina proveniente dalla Colombia, la cui responsabilità, ancora una volta è stata attribuita alle alte cariche della gerarchia militare, in particolare ai massimi responsabili dell’Esercito e della Marina militare.

La morte del Presidente della Repubblica, Malam Bacai Sanhá, avvenuta lo scorso 9 gennaio in Francia, ha contribuito non solo a rendere più fragile la già debole situazione politica del paese, ma solleva anche la delicata questione della successione della più alta carica istituzionale del paese (secondo la Costituzione della Repubblica, si dovranno realizzare elezioni presidenziali entro 60 giorni dalla sua morte). In un comunicato stampa del 28 dicembre del 2011, l’Opposizione Democratica della Guinea-Bissau ha reso pubblica la propria posizione politica riguardo i fatti del 26 dicembre. Nel documento viene sottolineato la condanna assoluta delle forze politiche d’opposizione “ad ogni forma di sollevamento militare e di tentativo di cambiamento dell’ordine costituzionale attraverso mezzi violenti”. La responsabilità  dell’instabilità politica e militare che da qualche anno colpisce questo piccolo paese della costa occidentale africana è fondamentalmente attribuita alla mancanza di uno stato in grado di controllare il proprio territorio e di esercitare il potere politico e amministrativo. La reazione della classe dirigente locale ai fatti avvenuti lo scorso dicembre è stata dura e dura è stata la condanna dell’intera società civile. Ma ciò che sembra preoccupare maggiormente il mondo politico guineano è  quanto il crescente traffico di droga nel territorio nazionale stia influenzando la vita istituzionale e manipolando i governanti del paese. Inoltre, l’incapacità delle istituzioni giudiziarie, associata alla totale assenza di una strategia mirata di lotta all’impunità contribuiscono ad incrementare la violenza generalizzata, accompagnata dalla passività delle autorità locali.

Ci si domanda, quindi, se questi ultimi incidenti militari non abbiano una stretta relazione con il narcotraffico? Certo è che in un simile contesto, affrontare il discorso di “pace e riconciliazione” sembra essere un traguardo sempre più difficile da raggiungere. La Conferenza per la Pace e Riconciliazione, inizialmente prevista per la fine del mese di gennaio 2012, è stata rinviata sine die.  

PATRICIA GOMES, CSAS – Centro Studi Africani in Sardegna


FONTI: Bissau Digital | Didadura do Consenso | AfricaFocus