Clandestini. Viaggio nel vocabolario della paura, di Giulio Di Luzio

Posted on 18 Apr 2013


Richiedente asilo, rifugiato, beneficiario di protezione umanitaria, vittima della tratta, migrante/immigrato, migrante irregolare. Sono queste le parole giuste, parole che Giulio Di Luzio sceglie di mettere alla fine del suo Clandestini. Viaggio nel vocabolario della paura e da cui si dovrebbe ripartire.

Perché, per raccontare la nostra società, depurarla e ripulirla da ogni forma di pregiudizio è indispensabile ricominciare dalle parole “che rimpolpano il lessico quotidiano su migranti e migrazioni”. Per fare questo si devono però conoscere anche quelle sbagliate, umilianti, che istigano alla paura, che ci danno la misura del senso di minaccia, che sono ormai “diventata l’unica chiave di lettura delle migrazioni” e hanno favorito la creazione di un “sistema di rappresentazione grammaticale contiguo alla discriminazione”.

Clandestini. Viaggio nel vocabolario della paura è quindi un vero alfabeto della paura, che raccoglie, dalla A alla Z, tutti i termini maggiormente utilizzati nelle recenti cronache e nella narrativa pubblica. È “un alfabeto declinato nelle forme ansiogene, che usiamo quotidianamente” e ci dà la misura di quanto la stampa, la televisione e ogni mezzo di comunicazione possa, attraverso un loro uso spropositato, creare allarmismo nei confronti di una “presunta diversità”, di quanti vengono percepiti come invasori.

Recentemente, lo scorso 4 aprile, l’agenzia Adnkronos ha annunciato che i suoi lanci non conterranno più la parola “clandestino” riferita alle persone immigrate. Il lavoro è certo ancora lungo, ma – nell’attesa di poter cancellare dal nostro vocabolario questo ed altri termini – rappresenta pur sempre un piccolo passo avanti per “i migranti dileggiati dal giornalismo italiano”, a cui Giulio Di Luzio dedica il suo libro.

MARISA FOIS | AFFRICA – CSAS


Giulio Di Luzio, Clandestini. Viaggio nel vocabolario della paura, Ediesse, Roma 2013