Testimonianze dalla Tunisia

Posted on 20 Mar 2011


Riportiamo la sintesi di due articoli scritti da Habib Kazdaghli, Professore d’Histoire contemporaine presso l’Université de Tunis-Manouba nonché membro del Mouvement Attajdid (Renouveau), partito che nel 1994 ha raccolto il testimone del partito comunista tunisino dove il Professore ha militato per più di trent’anni.

Malgrado l’evoluzione drammatica degli avvenimenti in Libia concentri le nostre attenzioni, è essenziale non perder di vista i fatti che continuano a susseguirsi in tutta l’area vicino orientale, nonché continuare a occuparsi di Tunisia e Egitto, paesi che sono in transizione e dei quali non è ancora chiaro il futuro.

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L’elezione di un’Assemblea costituente il 24 luglio 2011

Ho scritto queste cronache dalla Tunisia come testimone dei fatti che stanno evolvendo nel mio paese, anche se la mia formazione come storico mi ha portato a fare dei riferimenti anche ai fatti del passato. Oggi ricomincio con la cronaca informandovi che “Il presidente tunisino ad interim Fouad Mébazzaâ ha annunciato giovedì 03 marzo, le elezioni per il prossimo luglio 24 per l’istituzione di una assemblea costituente che avrà il compito di preparare una nuova costituzione”. Nello stesso discorso, ha detto che la nuova legge suprema dovrebbe essere “lo specchio delle aspirazioni del popolo e dei principi della rivoluzione”. Egli ha aggiunto che andrà a sostituire l’attuale Costituzione sorpassata dagli avvenimenti, deplorando il fatto che la stessa sia stata segnata dalle modifiche introdotte dal precedente regime. Ha detto che l’elezione sarà preceduta “dall’elaborazione un nuovo codice elettorale che sarà redatto da un organismo che comprenderà personalità nazionali, rappresentanti dei partiti politici e componenti della società civile”. Il nuovo codice elettorale sarà pronto al massimo entro la fine del prossimo mese di marzo.

Bisogna segnalare che il codice tunisino era fatto su misura dall’indipendenza della Tunisia (scrutinio di lista, maggioritario a turno unico, grandi circoscrizioni) per essere al servizio del partito unico, l’unico capo, il pensiero unico. Un dibattito si è dunque sviluppato tra le élites tunisine per determinare il nuovo modello elettorale, chiarendo chiaramente che la popolazione dovrà apprendere un nuovo mondo (circoscrizioni, voto di lista, voto uninominale, turno unico o due turni, maggioritario o proporzionale ecc…).

Il presidente ha anche detto che rimarrà in carica dopo il 15 marzo, la data di scadenza del suo agire, come previsto dall’articolo 57 della presente Costituzione, questo per evitare un vuoto costituzionale.

Mébazzaâ ha sottolineato la sua ferma determinazione e il desiderio di realizzare questo programma per garantire la transizione democratica del paese e per “costruire la Tunisia di domani, la Tunisia della libertà e della dignità”. In precedenza aveva accolto con favore “il significativo miglioramento della situazione della sicurezza in Tunisia”, rendendo omaggio alle forze di sicurezza e all’esercito che “hanno unito le forze in tal senso. Per inciso, ha denunciato “tentativi di alcuni partiti” (senza nominare quali) che “ostacolano il processo di rivoluzione e la transizione democratica del paese”,  parlando di “processi sospetti e illegali”, senza entrare nei dettagli. Ha continuato dicendo che “ci stiamo avviando in una nuova fase che sancisce la sovranità del popolo con la creazione di un nuovo sistema politico che rompe con il vecchio regime”, esortando i tunisini a rinunciare alle loro esigenze personali “in questa fase molto delicata, soprattutto alla frontiera” con la Libia, dove è presente un massiccio afflusso di espatriati tunisini. Oggi, il nuovo primo ministro designato domenica è intervenuto per precisare, nel corso di una conferenza stampa, gli obiettivi a grandi linee del discorso presidenziale.

Il cammino da seguire è così redatto in modo chiaro, dopo una esitazione forse un po’ troppo lunga, sulla quale non mi voglio ora dilungare. Oggi, le condizioni sono soddisfatte per arrivare alle elezioni del 24 luglio. Una grande domanda che si porrà ora, riguarda progetti per la Tunisia di domani, e le possibili alleanze da mettere in campo. Per parte mia, penso che sia tempo per un successo della transizione democratica, che si delinei un ampio fronte sociale e un grande polo politico per il progresso e la democrazia. Per quasi 45 giorni abbiamo vissuto nell’agitazione e nella protesta verbale, mi auguro che da oggi si entrerà nella fase di costruzione delle fondamenta della Tunisia di domani.

Certo, criticare, contestare, agitarsi è una buona cosa, ma costruire è un’altra cosa.

Terzo governo ad interim

Su proposta del Primo Ministro, il Presidente della Repubblica ha annunciato lunedì 7 marzo la composizione del nuovo governo di transizione. Questo è il terzo governo dopo la fuga di Ben Ali del 14 gennaio 2011; i primi due sono stati presieduti da Mohamed Ghannouchi, il terzo è presieduto da Beji Caïed Essebsi, più volte Ministro ai tempi di Bourguiba. La sua età avanzata (84 anni) e la sua distanza da Ben Ali sembrano creare in suo favore, almeno per ora, una certa convergenza intorno a lui per guidare la fase di transizione in vista di elezioni. La maggioranza dei ministri appartenenti al governo Ghannouchi sono rimasti al loro posto. Oltre al Primo Ministro, la modifica ha riguardato solo i due ministri di Ben Ali ritenuti idonei, restati con Ghannouchi durante il governo secondo datato 28 gennaio (Afif Chalbi e Neji Jouini). Il cambiamento ha interessato anche due ministri politici (Amed Brahim e Néjib Chebbi) dimessisi il primo marzo. Ahmed Brahim ha confermato in una conferenza stampa che aveva aderito al governo in un contesto segnato dal caos diffuso, per servire la patria in pericolo e che al tempo la sua entrata era stata presa previa consultazione con due altri partiti di opposizione e con l’Associazione centrale UGTT che aveva proposto di rappresentare tre ministri in questo governo. Senza cambiare posizione, né esprimere delle riserve, egli preferisce continuare a servire la rivoluzione al di fuori del Governo.

Tunisia plurale al servizio della transizione democratica: dalla Kasbah al palazzetto dello sport

Mentre la vita riprende lentamente, ci si sofferma sulle forme di espressione e di protesta, sul ruolo dei partiti politici; secondo alcune sono circa 40 formazioni in procinto di chiedere il permesso, fatto normale dopo un periodo di dittatura (dopo Franco nacquero in Spagna 300 partiti).
Ci sono però diversi problemi: come faranno a farsi conoscere, quali metodi di finanziamento, quale il ruolo dei media, quale la posizione di alcune categorie professionali come avvocati, quale il futuro di alcuni giudici che hanno lasciato gli obblighi di riserva imposti dalla loro professione per farsi coinvolgere nella politica. Per quanto riguarda la strada e il suo posto, diverse persone hanno espresso preoccupazione per le forme tese che hanno cominciato ad assumere certi rassemblements come il sit-in della Kasbah. Anzi, due volte, diverse centinaia hanno occupato la piazza del governo alla Kasbah per richiedere riforme anche più radicali della rivoluzione, qualcosa di assolutamente legittimo in periodo rivoluzionario; il problema è che queste aspirazioni sono state accompagnate da richieste eccessive in tutti i luoghi di lavoro, scioperi, campagne di diffamazione dei leader in diverse aziende e le amministrazioni. Se è chiaro che tali forme di lotta hanno apertamente mostrato a tutti un gran numero di mali della società, nascosti da decenni di dittatura e di pensiero unico, è tuttavia importante sottolineare la necessità di riavviare il paese ed evitare di creare situazioni di caos delle quali beneficiano alcuni degli elementi dell’ex regime. Questi sono infatti gli agitatori che hanno organizzato scontri e atti di saccheggio nel centro della città comprese venerdì 25 e sabato 26 febbraio causando la morte di almeno tre persone e spingendo alle dimissioni il primo ministro Mohamed Ghannouchi (domenica 27 febbraio).

Va sottolineato che queste dimissioni sono state accompagnate dall’emergere di un nuovo fenomeno chiamato “la maggioranza silenziosa”. Si tratta di un movimento nato spontaneamente da migliaia di persone che, senza alcuna consultazione preliminare, si sono riversate quella domenica sera di febbraio davanti alla casa del primo ministro per esprimere apprezzamento per il ruolo da lui svolto nel garantire una transizione morbida, senza spargimento di sangue. Comunque, penso che con le loro azioni, queste persone abbiano voluto dare un segno di presenza e di volontà che la transizione potrà avvenir meglio ristabilendo ordine e continuando a lavorare. Il giorno successivo, lunedì, 28 febbraio,  questo movimento ha preso la forma di un rally giornaliero di due ore (dalle 17h alle 19h) dopo il lavoro, davanti  la cupola di El Menzah (un palazzetto dello sport). Nei discorsi pronunciati dai relatori, dopo la nota critica all’inizio contro il raduno della Kasbah, nei giorni seguenti il movimento ha preso una forma più costruttiva: un appello al lavorare nella calma, un sostegno alla rivoluzione ma con l’obiettivo di vedere la Tunisia migliore che durante la dittatura, un appello alla pluralità delle opinioni, al rispetto di tutte le correnti politiche, sottolineando che nessuno può monopolizzare la rivoluzione. Abbiamo assistito dal giovedì successivo alla fraternizzazione tra le persone sono riunite presso la kasbah e quelle del palazzetto dello sport, visite reciproche sono state organizzate. L’intero progetto è stato completato sabato 5 marzo con un incontro festoso punteggiato da discorsi e canzoni, dalle 13h alle 19h.

Una Tunisia moderna e democratica

Perché la rivoluzione tunisina non cessi di essere produttiva e creativa, è giunto il momento di un  dibattito sul codice elettorale che ci deve portare ad una assemblea capace di esprimere il grado di evoluzione della Tunisia che aspira alla democrazia, alla modernità e la giustizia sociale. Certo, tutti diventano degli iper-esperti in diritto costituzionale, tavole rotonde varie e conferenze sono già annunciate per il prossimo fine settimana per discutere la questione; la cosa importante è che non dobbiamo perdere di vista il punto essenziale che tutto va fatto per difendere una Tunisia moderna e democratica e non per coprire una nuova dittatura appoggiata dalle forze passatiste.
Nel momento che scrivo un grande raduno di donne è appena iniziato nella grande Avenue Habib Bourguib, è l’8 marzo, la festa internazionale delle donne. Gli uomini e le donne tunisine hanno molte cose da cambiare per voltare la pagina della dittatura, ma bisogna anche lavorare duramente per salvaguardare le conquiste della Tunisia indipendente: le code du statut personnel promulgato dal 13 agosto 1956 e che non esiste in nessun’altra parte del mondo arabo-islamico, le libertà di cui godono le donne, un’istruzione moderna. I risultati dopo lunghe lotte devono essere protetti e sviluppati nella direzione di sbarrare la strada a percorsi pericolosi e isolazionisti proposti dai fondamentalisti. Queste voci ci sono, essi si sono già espressi a Tunisi con attacchi antisemiti contro la Grande Sinagoga di Tunisi e con attacchi e tentativi di incendio contro il quartiere delle case chiuse. Vigilanza e ottimismo devono accompagnare questo passaggio decisivo per preparare l’elezione di un’assemblea costituente che redigerà una nuova costituzione, che dovrà essere l’espressione fedele del grado di attaccamento alla democrazia, al rispetto dell’altro, della maturità e della modernità delle Tunisine e dei Tunisini.

Traduzione dal francese: FILIPPO PETRUCCI, CSAS- Centro Studi Africani in Sardegna             

Per scaricare il PDF in lingua originale, clicca qui: Chronique de Tunisie, Prof. Habib Kazdaghli. Affrica.org